GILBERT GARCIN: ALLEGORIE FOTOGRAFICHE DI POESIA SURREALISTA

Gilbert Garcin è nato  a La Ciotat, una  località francese vicino a  Marsiglia, nel 1929. Dopo essersi laureato in Economia, dirige  una  società di importazione di lampadari . Inizia a scoprire la fotografia  solo dopo il pensionamento a 65 anni. 

A circa tre anni dall’ entrata in pensione Garcin  vince un certamen fotografico che gli permette di assistere ad un workshop tenuto nella cittadina di Arles dal fotografo francese Arnaud Claas, la cui produzione è accostabile alla poetica surrealista.  Durante il corso  rimane folgorato dalle potenzialità espressive offerte dal fotomontaggio e dall’assemblage fotografico.

In breve tempo  diventa celebre a livello internazionale grazie allo uno stile visionario  e particolare che caratterizza le sue opere. Le immagini di Gilbert Garcin  ci regalano un progetto estetico capace di sorprendere  sia chi guarda sia chi investiga. Immagini  che non sono simboli chiusi , ma frammenti di un racconto aperto alle evocazioni emozionali.

Le foto di Garcin  posseggono la difficile concisione e intensità che hanno le poesie. E come le poesie si aprono a diversi significati e letture. Garcin nasconde la realtà esteriore per dar vita ad un mondo fittizio ed irreale, abitato da un unico personaggio, un signore senza nome e senza storia, in cui ognuno si può identificare. Attraverso situazioni assurde e paradossali il “Signor Nessuno” ci invita a riflettere su dilemmi filosofici come il tempo, la solitudine  e l’esistenza. 

Il lavoro del fotografo francese pone una serie di domande universali sul senso dell’esistenza umana. La crudezza della sua tecnica, combinata con l’intelligenza dei  temi, viene accompagnata da un uso dell’umorismo che serve a stemperare i toni e consente alle persone  di entrare in sintonia  con il  personaggio. I riferimenti e le analogie culturali, che suggeriscono ulteriori e stimolanti livelli di lettura della sua opera, sono spesso lampanti . La visione di Garcin  è accostabile al  surrealismo lucido di Magritte.

In ambito cinematografico alcuni critici hanno individuato un’affinità col regista Jacques Tati, per lo humor venato di malinconica poesia nell’affrontare le tematiche più scomode.  Attraverso un metodo artigianale di lavoro e un uso del collage crea piccoli modelli di scenografie teatrali, Garcin  mette in scena l’espressione della passione e dell’eloquenza, l’uomo diviso tra ragione e istinto; immerso nella sua tragicità esistenziale.

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